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[ Minguzzi, G. F. et al. ] (1973). Documento programmatico e progetto di statuto di Psichiatria Democratica, Ottobre 1973.

PSICHIATRIA DEMOCRATICA



Dopo numerosi incontri avvenuti nell'anno in corso un comitato di promotori (Franca Basaglia, Franco Basaglia, Domenico Casagrande, Tullio Fragiacomo, Vieri Marzi, Gian Franco Minguzzi, Piera Piatti, Agostino Pirella, Michele Risso, Lucio Schittar , Antonio Slavich , Franco Di Cecco) ha costituito a Bologna il primo nucleo di un gruppo denominato "Psichiatria democratica", che si riconosce nella analisi e nelle finalità espresse dall'allegato documento programmatico.

Il comitato promotore ha provveduto inoltre a stilare uno statuto provvisorio, ed a nominare una segreteria provvisoria, con i seguenti compiti organizzativo-costitutivi :

1) raccolta delle adesioni;

2) organizzazione, entro il mese di ottobre di una conferenza stampa al fine di rendere pubblica la costituzione del gruppo;

3) organizzazione entro il mese di dicembre, di un convegno di studio per approfondire la base culturale e le finalità del gruppo;

4) organizzazione del primo congresso nazionale del gruppo che dovrà:

a) approvare o modificare la piattaforma politico-culturale come definita dal documento programmatico;

b) approvare o modificare lo statuto provvisorio;

c) eleggere gli organi statutari.

Per il convegno di studio, dal titolo "La pratica della follia", sono stati scelti provvisoriamente i seguenti temi: 1) L'esclusione nel territorio e l'istituzionalizzazione dell'esclusione; 2) Malattia e istituzione; 3) Giustizia e psichiatria. Non appena il programma sarà meglio definito ne verrà inviata comunicazione.

In occasione del convegno di studio, che probabilmente avrà luogo a Milano verso la metà di dicembre, si terrà anche il congresso degli aderenti al gruppo.

Per ovvi motivi organizzativi è opportuno che le adesioni al gruppo pervengano alla Segreteria entro il mese di novembre.


Il Segretario

(G.F. Minguzzi)


Bologna, 8 ottobre 1973


PSICHIATRIA DEMOCRATICA

Documento programmatico

L'accettazione da parte di tutti gli operatori psichiatrici della logica dell'internamento coincide con l'accettazione dell'aggressione attuata ai danni degli internati. Agire in un'istituzione psichiatrica o in servizi psichiatrici che mantengano questa logica - fondata sulla netta separazione fra sano e malato e sulla strumentalizzazione del malato implicita in questa separazione - deve portare gli operatori psichiatrici che intendono opporcisi al rifiuto dell'istituzione come organizzazione di custodia e di controllo.
L'internamento manicomiale e l'internamento carcerario sono risposta univoca e aspecifica ad esperienze umane che esistono e che hanno origini e dovrebbero avere risposte diverse: la malattia e la delinquenza.Queste esperienze umane, tuttavia, nel nostro sistema sociale, non possono essere affrontate come tali, perché esse sono annullate in una gestione repressiva che, forzandole in un'unica modalità di organizzazione istituzionale, ne uniforma il destino sociale. L'univocità della risposta è espressione dell'univocità di un giudizio che definisce sia lo stato di "malattia" che quello di "delinquenza" solo in rapporto all'organizzazione sociale: cioè come trasgressione dei limiti di norma definiti.
In pratica, il sistema sociale, mentre si rifà alle diverse branche della scienza per proporre una differenziazione apparente fra le diverse contraddizioni che deve affrontare, di fatto gestisce in modo univoco e puramente difensivo la problematica della marginalità: l'unica realtà è l'organizzazione in termini repressivi di una contraddizione che non può mai essere vissuta come tale.
"Terapia" da un lato e "riabilitazione e rieducazione sociale" dall'altro sono la giustificazione formale all'internamento, che è pratica incostituzionale perché concretamente finalizzata alla distruzione dei cittadini che avrebbero bisogno di terapia e di riabilitazione.
Compito dell'operatore psichiatrico è, dunque riportare alla propria specificità un'istituzione e un rapporto che - sotto l'alibi di codificazioni scientifiche diverse - prevedono invece solo la genericità del controllo. Questo compito si attua attraverso la riappropriazione della funzione terapeutica specifica di organismi sanitari che non hanno mai svolto un ruolo terapeutico nei confronti della malattia mentale; e, al tempo stesso, attraverso una "depsichiatrizzazione" di questi servizi, rendendo esplicito il processo repressivo e discriminante che essi attuano e che con la malattia non ha niente a che fare.
Per gli operatori ciò significa:

1) L'individuazione e la lotta contro il proprio ruolo di potere nei confronti dell'utente del servizio.

2) L'individuazione nella persona di bisogni sociali non soddisfatti, che l'internamento cancella, occultandoli sotto la diagnosi di malattia.

3) L'individuazione degli strumenti terapeutici impliciti nel proprio ruolo specifico, una volta liberato dalla strumentalizzazione che il sistema sociale attua attraverso la delega del controllo e del potere.

4) L'individuazione e il riconoscimento delle persone e delle forze sociali coinvolte e da coinvolgere in questa lotta.

In questa ottica, il tecnico deve offrire una pratica che serva di verifica a istanze politiche, non solo sanitarie e tanto meno solo psichiatriche. Il gruppo di operatori psichiatrici che intendono agire in questo senso non si prefigge di costituirsi come gruppo politico, né potrebbe farlo. Esso presume, infatti, che la politicità del suo agire consista nel proporre un terreno di confronto reciproco per il tecnico e per il politico, attraverso la creazione di situazioni alternative su cui si misuri un reale schieramento di classe, arrivando a chiarificare i termini di una "lotta di classe" che, all'interno della logica istituzionale, risultano spesso vaghi e sfuocati.
Se, ad esempio, gli internati appartengono alla stessa classe cui appartengono infermieri e parte degli operatori, lo schieramento di questi ultimi a favore della lotta per i primi è l'unico presupposto valido ad un allargamento della lotta psichiatrica e del suo significato politico. Limitandosi, infatti, la lotta al movimento di alcuni psichiatri che - pur in mezzo a difficoltà e incomprensioni - continuano a dimostrare praticamente i momenti del processo di strumentalizzazione della malattia a certi livelli sociali ed economici e la funzione del manicomio dove non approda solo la malattia mentale ma ogni forma di asocialità che ha bisogno di essere controllata, la battaglia si isterilisce e si vanifica, riducendosi ad una proposta simbolica di ciò che potrebbero essere un rapporto e un'istituzione terapeutici: la lotta si riduce, in tal senso, ad una semplice trasformazione tecnica che lascia inalterate le strutture di potere e la dinamica dell'oppressione.

Il gruppo di psichiatria democratica si propone quindi di:

1) Continuare la lotta all'esclusione, analizzandone e denunciandone le matrici negli aspetti strutturali (rapporti sociali di produzione) e sovrastrutturali (norme e valori) della nostra società. Questa lotta può essere condotta solo collegandosi con tutte le forze e i movimenti che, condividendo tale analisi, agiscono concretamente per la trasformazione di questo assetto sociale.

2) Continuare la lotta al "manicomio", come luogo dove l'esclusione trova la sua espressione paradigmatica più evidente e violenta, rappresentando insieme la garanzia di concretezza al riprodursi dei meccanismi di emarginazione sociale. Anche se questa spesso passa per una lotta di retroguardia, gli ospedali psichiatrici esistono, infatti, in tutto il paese e, tranne rari casi in cui operatori psichiatrici o amministrazioni provinciali stanno tentando un'opera di trasformazione, per la maggioranza la situazione è immobile e immodificata.

3) Sottolineare i pericoli del riprodursi dei meccanismi istituzionali escludenti, anche nelle strutture psichiatriche extra-manicomiali di qualunque tipo. Qualsiasi struttura alternativa si configura infatti a immagine e somiglianza dell'organizzazione istituzionale che continua ad esistere in modo dominante alle sue spalle. Ogni artificiosa separazione concorrenziale fra servizi di igiene mentale e ospedale psichiatrico è funzionale alla riproposizione di alibi e nazionalizzazioni, ma non certo alla prevenzione della esclusione manicomiale. Ciò non significa formulare riserve nei confronti dei servizi psichiatrici autonomi nel territorio, così come l'unificazione di questi servizi appare solo condizione necessaria ma non sufficiente al fine che ci si prefigge: l'individuazione - sia nell'istituzione ospedaliera che nel territorio - dei veri problemi, una volta liberati dalle incrostazioni istituzionali, sociali, culturali e dai condizionamenti che alterano e modificano la natura stessa della domanda.

4) Rendere praticamente esplicito il legame fra l'azione in campo specifico psichiatrico e il problema più generale dell'assistenza medica, rivendicando - al di della divisione del lavoro e delle competenze - un'azione unitaria che dalla lotta specifica per la promozione della salute mentale ci coinvolga nella più ampia battaglia per l'attuazione di una concreta e necessaria riforma sanitaria che si fondi su una nuova logica sociale. E' l'esigenza di questa nuova. logica sociale che deve impegnare il gruppo a collegarsi con tutte le forze che perseguono concretamente il medesimo scopo.



PSICHIATRIA DEMOCRATICA


Progetto di Statuto


art. 1

Costituzione

E' costituito il gruppo "Psichiatria Democratica" al quale possono aderire tutti gli operatori di salute mentale che ne condividono il programma.

art. 2

Finanziamento

Il gruppo vive del finanziamento dei suoi soci.

art. 3

Organi

Sono organi del gruppo:

- sul piano nazionale, il congresso, l'assemblea straordinaria, il consiglio nazionale, il comitato esecutivo, il segretario generale;
- sul piano locale, l'assemblea locale ed il segretario della sezione locale.

art. 4

Il congresso

Il congresso è costituito dalla riunione di tutti gli aderenti. E' convocato una volta l'anno. Determina la linea politico-culturale generale del gruppo e può portare modifiche allo statuto.
Elegge fra tutti gli aderenti al gruppo il consiglio nazionale. Non e ammesso il voto per delega.


art. 5

Assemblea straordinaria

L'assemblea straordinaria è costituita dalla riunione di tutti gli aderenti.
È convocata nell'intervallo fra due congressi su temi particolari.

art. 6

Il consiglio nazionale

Il consiglio nazionale è l'organo deliberante del gruppo nell'ambito delle direttive del congresso e delle assemblee generali. Assume tutte le iniziative che ritiene opportune per l'attuazione della linea poltico-culturale del gruppo. Si compone di 15 membri. Elegge nel suo seno il comitato esecutivo, e, in esso, il segretario generale. Approva il rendiconto economico predisposto dal tesoriere. Fissa l'ammentare della quota sociale.

art. 7

Comitato esecutivo

Il comitato esecutivo è l'organo al quale spetta dì portare ad esecuzione le delibere del congresso, delle assemblee straordinarie e del consiglio nazionale. Si compone di 5 membri. Il comitato esecutivo incarica uno dei propri membri delle funzioni di tesoriere.

art. 8

Il segretario generale

Il segretario generale rappresenta a tutti gli effetti l'associazione all'esterno. Egli convoca il congresso, l'assemblea straordinaria, il consiglio nazionale ed il comitato esecutivo secondo le norme del presente statuto. Deve convocare il consiglio nazionale quando lo richieda il comitato esecutivo. In tal caso il comitato esecutivo formula l'ordine del giorno.

art. 9

Sezione locale

La costituzione e l'organizzazione di sezioni locali è rimessa all'autonomia di tutti gli aderenti al gruppo facenti parte di una o più strutture di salute mentale. L'assemblea della sezione locale deve comunque designare un segretario sezionale che rappresenti la sezione nei rapporti con gli organi centrali del gruppo.

art. 10

Organi d'informazione

Sotto la responsabilità del segretario generale viene diffuso un notiziario periodico fra tutti gli aderenti. Di tutte le riunioni degli organi centrali del gruppo sono redatti sommari processi verbali che vengono diffusi, tramite il notiziario, a tutti gli aderenti.